Modifiche all’allegato 25 del codice delle comunicazioni elettroniche

Si è a lungo parlato negli ultimi mesi delle modifiche in corso presso il ministero dello sviluppo economico all’allegato 25 del codice delle comunicazioni elettroniche, questo allegato include tutta la normativa di riferimento relativa alle basi per le attività radioamatoriali e commerciali legate allo spettro elettromagnetico, incluse i requisiti e i costi per le stazioni ripetitrici.

La normativa originale e le modifiche ad oggi in vigore

L’allegato 25 è stato introdotto venti anni fa circa ed include tutte le indicazioni:

I primi cinque articoli (“Titolo I”) sono legati ai contributi relativi a richieste e modifiche di autorizzazioni generali specificandone le modalità di pagamento, i termini e le eventuali penali, principalmente questi articoli si riferiscono alle richieste di tipo radioamatoriale, troviamo ad esempio il costo per sostenere l’esame ministeriale e le date in cui versare il bollettino annuale.

Il “Titolo II” al capo “I” contiene le indicazioni relative ai costi per le richieste di canalizzazioni in simplex (divise per copertura in km), indicazioni che devono ad esempio essere rispettate (con relativo pagamento a seconda della richiesta) per ottenere delle frequenze civili (tipo quelle per eventi sportivi, ecc…). Il capo “II” indica tutte le definizioni successivamente usate lungo l’allegato, troviamo ad esempio la definizione di “apparato CB”, di “PMR 446” e di “apparato radioelettrico” per le apparecchiature portatili e i relativi parametri (banda utilizzata, frequenza utilizzata, canalizzazione e caratteristiche generali di trasmissione).

Gli articoli dal 10 al 23 contengono tutte le indicazioni per le “postazioni fisse” (o stazioni ripetitrici) con tutti i relativi contributi e coefficienti in base alle frequenze ed alla destinazione d’uso. Dagli articoli 24 al 31 vengono identificate una serie di specifiche situazioni con particolari caratteristiche da richiedere ulteriore precisazione (ad esempio collegamenti marittimi, via satellite e radar) che, per caratteristiche, si differenziano dagli usi commerciali. Vengono poi identificate una serie di eccezioni (ad esempio per le associazioni di beneficienza, di protezione civile o di Croce Rossa). Vi sono poi due articoli (33 e 34) con le indicazioni sul costo relativo alla presentazione delle richieste per le canalizzazioni citate sopra.

L’unico punto direttamente rivolto ai radioamatori è il numero 35 in cui vengono indicati i contributi annui per mantenere valida l’autorizzazione generale che si quantificano in cinque euro per le autorizzazioni di classe A e di tre euro per le autorizzazioni di classe B. Questo articolo è stato poi successivamente modificato quando sono state unificate le licenze e, ad oggi, esiste solo la classe A.

Due articoli (36 e 37) sono poi dedicati alle apparecchiature CB e PMR, questi due articoli sono poi stati abrogati e ora tali apparecchiature vengono definite “di libero uso” e non è necessario richiedere autorizzazioni o pagare concessioni per il loro utilizzo (rimane invariato il requisito che tutti gli apparati trasmittenti siano omologati e certificati in base alla normativa vigente).

Il testo completo (originale datato 2002) è scaricabile qui: allegato_25

Lo stato attuale

Il MiSE ha pubblicato una bozza di modifica in cui venivano introdotti dei costi insostenibili per una attività senza scopo di lucro come la nostra e subito le associazioni che orbitano attorno al mondo della radio sono insorte convocando un confronto (vedi circolare AOO_AT.REGISTRO-UFFICIALE.2022.0039242) in cui si è parlato delle motivazioni che hanno portato a tale proposta e si è discusso eventuali modifiche che portino beneficio ad entrambe le parti, i punti principali sono stati:

  1. Ad oggi vi sono troppe concessioni per ponti ripetitori, alcuni singoli radioamatori o gruppi hanno decine di autorizzazioni generali, molte delle quali non sono nemmeno mai stati installati.
  2. Ad oggi vi sono troppi ripetitori non corrispondenti alle caratteristiche tecniche ed alla normativa in vigore
  3. Vi è una ampia evasione (parliamo di circa il 40%) del canone annuale previsto per il mantenimento della autorizzazione generale. Il costo per la verifica di tali pagamenti ed il loro tracciamento è insostenibile se paragonato ai benefici della riscossione di tale contributo
  4. La gestione attuale delle autorizzazioni generali non ha consentito (o non è stata sufficientemente efficace, ndr) per poter tracciare tutte le richieste ed i rinnovi
  5. Il sistema utilizzato ora per il rilascio dei nominativi non è il più efficiente e consente di avere stazioni ripetitrici con nominativi non corrispondenti alle linee guida internazionali (che prevedrebbero IRxyyy)
  6. Ad oggi il regolamento ammette shift e canalizzazioni differenti dalle linee guida di ITU e IARU

Per cercare di migliorare la situazione, dopo aver a lungo discusso tra il rappresentante del ministero e le associazioni presenti è stato proposto (in ordine rispetto ai punti sopra):

  1. Cambierà il sistema di rilascio di tali autorizzazioni, è previsto un portale automatizzato a cui si accederà tramite SPID o carta di identità elettronica tramite cui sarà possibile richiedere, modificare e visualizzare le autorizzazioni generali, anche il pagamento di eventuali contributi avverrà tramite il sistema PagoPA
  2. Verranno respinte tutte le richieste con caratteristiche non allineate alle linee guida attuali (vedi articolo Circolare ministeriale di Maggio 2022: Requisiti per le stazioni ripetitrici automatiche)
  3. Potrebbe essere rivisto l’attuale sistema di pagamento dei contributi, a tale merito le proposte attuali sono due: Eliminare il contributo attuale di cinque euro a favore di un costo (una tantum o annuale, ancora da definire) per la richiesta di stazioni ripetitrici automatiche, ad esempio potrebbe essere previsto un costo di 100 euro (cifra puramente indicativa) per procedere con l’autorizzazione, questo potrebbe fare da filtro per ridurre il numero di postazioni attive e fare si che solo chi ne ha effettivamente bisogno possa procedere all’attivazione. I cinque euro non spesi per socio possono quindi essere reinvestiti per tali richieste, oppure variare il contributo attuale di cinque euro aumentandolo per poter ridurre il canone per la richiesta di ponti ripetitori (proposta a mio avviso controproducente per entrambe sia per OM che per il ministero e anzi, potrebbe aumentare l’evasione)
  4. Introduzione di una piattaforma self-service (vedi punto 1) in cui gli OM possono gestire le varie licenze (sia per il proprio call che per le stazioni ripetitrici)
  5. Le autorizzazioni attualmente in coda riceveranno nominativo partendo da IRxZZZ a scendere in modo da verificare la corretta assegnazione della prima parte della lista
  6. Bloccare tutte le richieste non in regola (vedi punto 2), i contributi delle stazioni ripetitrici possono quindi essere interamente indirizzati ad attività di verifica e controllo da parte delle autorità competenti.

L’unico inghippo è che dopo tale incontro (a cui ci si era lasciati dicendosi “grazie per il confronto, ci ritroveremo presto per formalizzare le richieste”) il ministero ha proceduto a testa bassa con tale proposta senza terminare la discussione, questo ovviamente non è stato apprezzato dalle associazioni coinvolte (ARI e CISAR in quanto quelle con i maggiori numeri) ed una nota del presidente Favata ha richiesto ed ottenuto la sospensione di tali modifiche fino a nuovo ordine (vedi nota nota_mise).

Considerazioni personali

L’Italia è da sempre stata il paese dei mille campanili e dei mille (e più) ripetitori, questo abuso della possibilità di installare una stazione ripetitrice automatica ha mostrato quanto i singoli soggetti non siano in grado di convivere di auto regolarsi, era abbastanza ovvio che prima o poi sarebbe arrivata una bastonata in tale senso, peggio ancora se consideriamo che vi sono delle linee guida (che per carità, è ben diverso da dire regola o normativa) internazionali e queste vengano bellamente ignorate pur di piazzare un ponte in più.

Da ricordare inoltre che fatta la regola trovato l’inganno, se una stazione ripetitrice automatica prevede autorizzazioni e costi, lo stesso non si può dire quando il ripetitore si trova a casa del singolo radioamatore, in tal caso figura come stazione presidiata e non è necessario alcun tipo di richiesta speciale, potrebbe quindi bastare rimuovere i ponti da posizioni anonime e piazzarli sui tetti dei singoli OM.

Speriamo la situazione si risolva nel migliore dei modi e in tempo non eccessivamente lunghi, i presupposti sembrano buoni, staremo a vedere.

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